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I
Gestalt
Counseling a mediazione artistica
Il teatro e le forme
narrative
come strumenti nella
relazione d’aiuto
AREE TEMATICHE
A) Azione e rappresentazione
·
Il teatro è un campo di esperienza e di ricerca in cui sono in campo tutte
le dimensioni della persona: il corpo, la mente, la socialità, la
comunicazione; ma soprattutto è un mezzo per esplorare le possibilità
della propria esistenza in relazione a quella di altri, reali e/o
immaginari. Facendo esperienza di situazioni, di ruoli, di emozioni,
di stili di relazioni, grazie al gioco teatrale, possiamo trovare
il senso e orientare la nostra esistenza.
·
La drammaterapia, o teatroterapia, si propone di usare l'impianto teatrale nella sua complessità,
come mediatore nelle relazioni d'aiuto. Usando le tecniche e il linguaggio
teatrale è possibile portare avanti un lavoro combinato su corpo,
emozioni, immaginazione, memoria, pensiero (creativo, analitico, narrativo),
attenzione, voce e respirazione, permettendo di affrontare diversi
tipi di problemi in qualsiasi contesto e a più livelli. La Dramma/teatro
terapia, attraverso l’uso intenzionale di processi drammatico-teatrali,
può aiutare a raggiungere l’obiettivo di benessere e integrazione
in ambito terapeutico, riabilitativo, pedagogico, sociale. A differenza
dello psicodramma, la DTT utilizza in maniera esplicita i paradigmi
teatrali fondamentali quali la regia, l'attore, lo spettatore, lo
spettacolo, la drammaturgia, il testo, la costruzione, la rappresentazione,
l'azione, la parola, il corpo, lo spazio scenico, la ripetizione,
l'interpretazione, la maschera, la narrazione, il personaggio, la
scrittura, l'espressione, l'improvvisazione, la mimesi.
·
La videoterapia,
porta nella relazione d’aiuto a mediazione artistica la possibilità
di utilizzare un’interfaccia che offre vari livelli di intervento:
sul copione di vita; sulla dinamica della condotta; sul continuum
della prossemica ed è inoltre un valido strumento per l’acquisizione
delle competenze di auto-osservazione e monitoraggio di sé. È possibile
utilizzarla sia come evoluzione dello psicodramma sia come tecnologia
narrativa di conoscenza di sé, in quanto attraverso l’iter di costruzione
del prodotto audiovisivo si entra nel vivo della re-visione dei
propri modelli cognitivi, emotivi, relazionali e posturali. Il linguaggio
visivo, narrativo e cinematografico è inteso come un insieme di
codici, procedure e operazioni, indipendenti dal medium nel quale
si possono realizzare [quindi sia del cinema sia della TV], ma la
cui presenza nel processo creativo ci permette di riconoscere quest’ultimo
come un racconto. Lo spazio cinematografico acquista senso, si drammatizza,
diventa parte integrante e costitutiva della narrazione di se stesso;
le inquadrature realizzate durante le riprese si ricostruiscono
in tempi narrativi e in unità di senso. Il significato emerge grazie
alle risorse personali che in questa operazione di costruzione/ricostruzione
narrativa vengono messe in campo, suggerendo al cliente una nuova
prospettiva degli avvenimenti rappresentati.
B) Scrittura e narrazione
Il concetto di narrazione è molto ampio e travalica
i confini del racconto orale e/o letterario; la narrazione è riferibile
al mito, alla leggenda, alla fiaba, alla novella popolare, all’epica,
alla storia, alla tragedia, al dramma, alla commedia, al mimo, alla
pittura, al cinema, al teatro, ai fumetti, alla conversazione. Indipendentemente
da una suddivisione in buona e cattiva letteratura, la narrazione
sembra internazionale, transtorica, transculturale: la vita stessa
è narrazione in quanto storia (Bruner, 1988).
Le nostre vite sono infatti incessantemente intrecciate
alle narrazioni, alle storie che raccontiamo o che ci vengono raccontate
(nelle forme più diverse), a quelle che sogniamo o immaginiamo o
vorremmo poter narrare. Tutte vengono rielaborate nella storia della
nostra vita, che noi raccontiamo a noi stessi in un lungo monologo,
episodico, spesso inconsapevole, ma virtualmente ininterrotto (Brooks,
1995). Noi viviamo immersi nella narrazione ripensando e soppesando
il senso delle nostre azioni passate, anticipando i risultati di
quelle progettate per il futuro, e collocandoci nel punto di intersezione
di varie vicende non ancora completate. L’istinto narrativo è antico
in noi quanto il desiderio di conoscenza, è il modo privilegiato
per attribuire significati.
Questa definizione di narrazione è molto estesa e, anche
se altri autori ne restringono la portata, serve a rendere l’idea
della molteplicità delle sue manifestazioni nella vita quotidiana.
In campo clinico, Erving Polster (1987) suggerisce che
la vita di ogni persona può essere vista come un romanzo:
la scoperta di tale analogia sarebbe di per sé terapeutica.
Polster, come Hillman (1984), vede la psicoterapia come un processo
estetico-artistico. Il terapeuta deve usare gli stessi criteri selettivi
e costruttivi che usa uno scrittore nel produrre una storia, allo scopo di aiutare il cliente
a “ri-scrivere” la sua biografia. È in questo modo che all’interno
del setting si produce una storia di cui terapeuta e cliente costituiscono
i co-narratori. Tale prassi d’intervento è sostenuta dalla “scoperta”
teorica di u modo specifico di funzionare della mente: il pensiero
narrativo. Il pensiero narrativo sarebbe alla base di un modo di
rappresentare e conoscere il mondo guidato da regole portatrici
di senso, prescrittive, tematiche; una modalità peculiare con la
quale l’uomo organizza, elabora e narra la realtà e l'esperienza
di sé.
Una volta assunto che la
narrazione può costituire un veicolo di cambiamento, è lecito notare
come ci siano narrazioni (modi di rappresentarsi) più efficaci di
altre; spesso non è sufficiente un semplice narrarsi per promuovere
un cambiamento. Attualmente l’attenzione dei ricercatori e dei clinici
è tesa a comprendere in quale modo la narrazione produce dei cambiamenti,
“come” le storie curano e in quali circostanze un tipo di narrazione
può essere efficace.
1. Scrittura-terapia
Partendo dagli studi
sulla narrazione, quale strumento in grado di produrre cambiamenti
attraverso una ristrutturazione dell'esperienza, la scrittura inizia
a trovare un suo statuto specifico nell'ambito delle Arti Terapie.
La pratica della scrittura (e della lettura) si pone come momento
privilegiato di trasformazione della persona nelle sue relazioni
con se stesso e con gli altri. La scrittura può produrre cambiamento
in termini clinici, riabilitativi, terapeutici, di potenziamento
delle risorse individuali. Riguardo ai diversi generi utilizzabili
come metodologie della scrittura-terapia in senso lato, abbiamo:
poesia, autobiografia e confessioni, racconto, lettere e diari,
romanzo di formazione.
2.
Scrittura
creativa. L’espressione “scrittura
creativa” (creative writing), da alcuni anni si è diffusa in Italia
nel campo degli studi e delle pratiche letterarie e della comunicazione
(De Mauro et al., 1996), e solo da poco tempo nel campo delle arti
terapie grazie ai recenti avanzamenti della psicologia narrativa,
della biblio-terapia e delle ricerche applicative di psicosemiotica.Il
laboratorio di scrittura in quanto setting specifico di lavoro pratico
e teorico, è l’elemento che prima di tutto caratterizza le applicazioni
della scrittura creativa. La pratica della scrittura creativa si pone
come momento privilegiato di apprendimento e conoscenza del sapere
letterario e del proprio mondo esperienziale. Nel laboratorio la procedura
trova una sua immediata applicazione attraverso esercitazioni guidate
di scrittura, lettura e ri-scrittura di testi: le tecniche creative,
il confronto, la ricerca dello stile, i diversi generi, predispongono
un percorso formativo specifico (Gaudiano, 1994; Carver, 1997). Nel
laboratorio di scrittura creativa l’attenzione dell’operatore è paradossalmente
concentrata sugli aspetti qualitativi della scrittura come testo letterario,
anche se il fine può essere terapeutico. Per questo è importante che
in sede clinica, l’operatore o il terapeuta abbia una specifica competenza
letteraria, conosca e pratichi abitualmente la testualità e la scrittura
e che sia in grado di valutare i contenuti e i processi che si affacciano
nel testo (Cavarero, 1997). Il contenuto psicologico, la forma testuale,
lo stile, non sono indipendenti.
STRUTTURA
DEL CORSO
Il programma di counselling a mediazione artistica si
fonda sul corso triennale di counselling gestaltico seguendone la
struttura (vedi programma di base comune, ulteriori 234 h nel biennio
più 3° anno).
Nei primi due anni, il programma specifico relativo
alla mediazione artistica prevede, oltre alla formazione di base,
72 h distribuite in 18 sabati mattina di 4 h ciascuno. Le 80 h di
seminari intensivi di approfondimento e le 64 h di tirocinio e/o laboratorio
tra pari verteranno su temi relativi alle arti terapie. Le attività
del 3° anno verteranno tutte sul counselling a mediazione artistica.
In questo modo si offre la possibilità di sviluppare
competenze nella relazione d’aiuto a mediazione arte terapeutica inserite
nel contesto teorico-esperienziale della Gestalt.
Il corso specifico in arti terapie può essere frequentato
anche come perfezionamento di una precedente formazione al counselling
o da persone professionalmente ad esso interessate.
| PROGRAMMA DELLE
152 h DI INDIRIZZO |
Primo anno (36 h) |
Secondo anno (36 h) |
| 1) Fondamenti nella
relazione d’aiuto a mediazione artistica
- Processi specifici (fare, trasformare, comunicare)
- Introduzione alla teoria generale delle artiterapie
2) Azione teatrale e intervento psico/pedagogico.
- Teorie del gioco e della creatività
- Il gioco, la relazione, la costruzione
- Esperienza-performance
- L'azione, la voce, il ritmo
- Modelli e metodologie elettive
- Impianti di osservazione e valutazione
- Emozioni, catarsi, trasformazioni
- Ascolto attivo, empatia, distanza estetica
5) Imagery e creatività
- Drammatizzazione
- La mente multimediale: pensare per immagini
- La psicoterapia Gestalt e il lavoro con la creatività
- Fondamenti di psicologia narrativa
- Il linguaggio video: la ripresa
- Il racconto di sé: narrare, scrivere, filmare
7) Scrittura e narrazione
- Tecniche narrative
- Autobiografia: scrittura e videonarrazione
8) Aree elettive di intervento arteterapeutico I
- Educazione in età evolutiva e in età adulta
- Il gioco, la relazione, lo spazio potenziale
- Educazione e intervento scolastico
- Teorie e modelli dei gruppi
- L'improvvisazione, la costruzione, la ripetizione,
lo spettacolo, la condivisione
- Comunicazione verbale e non verbale nel gruppo
- Prevenzione sociale: il gruppo come cultura
- Educazione e intervento scolastico: il gruppo-classe |
1) La relazione d’aiuto
a mediazione artistica
- Analisi della domanda istituzionale
- Impianti di osservazione e valutazione in DrammaT
- Progettazione, organizzazione, verifica
2) Educazione in età evolutiva e in età adulta
- Psicopedagogia dell’età evolutiva
- Il gioco, la relazione, lo spazio potenziale
- Il teatro autobiografico
- Autobiografia e cicli di vita
3) Processi e linguaggi
- Drammatizzazione, improvvisazione, azione teatrale
- Video, scrittura e narrazione
4) Metodologie gestaltiche per le artiterapie
- Immaginazione attiva, fantasie guidate
5) Videoterapia e narrazione II
- Il racconto di sé: narrare, scrivere, filmare
- Tecniche narrative
- Il linguaggio video: il montaggio
6) Aree elettive di intervento arteterapeutico II
- Prevenzione sociale
- Riabilitazione psichiatrica
7) Dinamiche del gruppo arteterapeutico e problemi della
conduzione
- Stili di conduzione
8) Tecniche di rappresentazione
- Il lavoro dell'attore su se stesso
- La drammaturgia del sé
- L'azione, la voce, il ritmo
- Il personaggio, il ruolo, la rappresentazione
9) Etica e deontologia professionale
- Regole, principi e significati della relazione
- Cultura e ambito dell'intervento arteterapeutico
- ntegrazione in rete con i servizi del territorio. |
Seminari Intensivi (40 h)
1) Tecniche di rappresentazione: teatro e videonarrazione
- La drammaturgia del sé
-
L'azione, la voce, il ritmo
-
Il personaggio, il ruolo, la rappresentazione
2) Tecniche di rappresentazione:
teatro, scrittura e videonarrazione
-
L'improvvisazione
-
Il video autobiografico
-
Il teatro autobiografico |
Seminari Intensivi (40 h)
1) Il corpo in azione: scrittura e videonarrazione
-
Le memorie del corpo: Psicofisiologia
delle emozioni e consapevolezza psicocorporea
-
Rappresentazioni e vissuti del corpo
-
Esempi di antropologia del teatro
2) Il corpo in azione: performance e post-produzione video
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L'improvvisazione
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Rappresentazioni e vissuti del corpo in
un'ottica transculturale
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Dal rito al teatro |
Terzo anno
q
120 h di approfondimento tematico articolate
in laboratori esperienziali, seminari teorici e tecnici, osservazioni
con lo specchio unidirezionale di incontri di counselling a
mediazione artistica o conduzione di casi in simulata. Verrà
dato spazio allo studio delle possibilità di proiezione delle
proprie risorse verso un progetto collocabile nel territorio
su una delle aree di intervento prescelta.
q
50 h di supervisione in gruppo relative alla
pratica di lavoro/tirocinio (280 h). |
Nuova Associazione Europea per le Arti Terapie
nuoveartiterapie@gmail.com
tel 063725626
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