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Responsabili: Michele Cavallo e Oliviero Rossi

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I

 

Gestalt Counseling a mediazione artistica
Il teatro e le forme narrative
come strumenti nella relazione d’aiuto

AREE TEMATICHE

A) Azione e rappresentazione

·       Il teatro è un campo di esperienza e di ricerca in cui sono in campo tutte le dimensioni della persona: il corpo, la mente, la socialità, la comunicazione; ma soprattutto è un mezzo per esplorare le possibilità della propria esistenza in relazione a quella di altri, reali e/o immaginari. Facendo esperienza di situazioni, di ruoli, di emozioni, di stili di relazioni, grazie al gioco teatrale, possiamo trovare il senso e orientare la nostra esistenza.
·       La drammaterapia, o teatroterapia, si propone di usare l'impianto teatrale nella sua complessità, come mediatore nelle relazioni d'aiuto. Usando le tecniche e il linguaggio teatrale è possibile portare avanti un lavoro combinato su corpo, emozioni, immaginazione, memoria, pensiero (creativo, analitico, narrativo), attenzione, voce e respirazione, permettendo di affrontare diversi tipi di problemi in qualsiasi contesto e a più livelli. La Dramma/teatro terapia, attraverso l’uso intenzionale di processi drammatico-teatrali, può aiutare a raggiungere l’obiettivo di benessere e integrazione in ambito terapeutico, riabilitativo, pedagogico, sociale. A differenza dello psicodramma, la DTT utilizza in maniera esplicita i paradigmi teatrali fondamentali quali la regia, l'attore, lo spettatore, lo spettacolo, la drammaturgia, il testo, la costruzione, la rappresentazione, l'azione, la parola, il corpo, lo spazio scenico, la ripetizione, l'interpretazione, la maschera, la narrazione, il personaggio, la scrittura, l'espressione, l'improvvisazione, la mimesi.

·         La videoterapia, porta nella relazione d’aiuto a mediazione artistica la possibilità di utilizzare un’interfaccia che offre vari livelli di intervento: sul copione di vita; sulla dinamica della condotta; sul continuum della prossemica ed è inoltre un valido strumento per l’acquisizione delle competenze di auto-osservazione e monitoraggio di sé. È possibile utilizzarla sia come evoluzione dello psicodramma sia come tecnologia narrativa di conoscenza di sé, in quanto attraverso l’iter di costruzione del prodotto audiovisivo si entra nel vivo della re-visione dei propri modelli cognitivi, emotivi, relazionali e posturali. Il linguaggio visivo, narrativo e cinematografico è inteso come un insieme di codici, procedure e operazioni, indipendenti dal medium nel quale si possono realizzare [quindi sia del cinema sia della TV], ma la cui presenza nel processo creativo ci permette di riconoscere quest’ultimo come un racconto. Lo spazio cinematografico acquista senso, si drammatizza, diventa parte integrante e costitutiva della narrazione di se stesso; le inquadrature realizzate durante le riprese si ricostruiscono in tempi narrativi e in unità di senso. Il significato emerge grazie alle risorse personali che in questa operazione di costruzione/ricostruzione narrativa vengono messe in campo, suggerendo al cliente una nuova prospettiva degli avvenimenti rappresentati.

B) Scrittura e narrazione

Il concetto di narrazione è molto ampio e travalica i confini del racconto orale e/o letterario; la narrazione è riferibile al mito, alla leggenda, alla fiaba, alla novella popolare, all’epica, alla storia, alla tragedia, al dramma, alla commedia, al mimo, alla pittura, al cinema, al teatro, ai fumetti, alla conversazione. Indipendentemente da una suddivisione in buona e cattiva letteratura, la narrazione sembra internazionale, transtorica, transculturale: la vita stessa è narrazione in quanto storia (Bruner, 1988).
Le nostre vite sono infatti incessantemente intrecciate alle narrazioni, alle storie che raccontiamo o che ci vengono raccontate (nelle forme più diverse), a quelle che sogniamo o immaginiamo o vorremmo poter narrare. Tutte vengono rielaborate nella storia della nostra vita, che noi raccontiamo a noi stessi in un lungo monologo, episodico, spesso inconsapevole, ma virtualmente ininterrotto (Brooks, 1995). Noi viviamo immersi nella narrazione ripensando e soppesando il senso delle nostre azioni passate, anticipando i risultati di quelle progettate per il futuro, e collocandoci nel punto di intersezione di varie vicende non ancora completate. L’istinto narrativo è antico in noi quanto il desiderio di conoscenza, è il modo privilegiato per attribuire significati.
Questa definizione di narrazione è molto estesa e, anche se altri autori ne restringono la portata, serve a rendere l’idea della molteplicità delle sue manifestazioni nella vita quotidiana.
In campo clinico, Erving Polster (1987) suggerisce che la vita di ogni persona può essere vista come un romanzo:
la scoperta di tale analogia sarebbe di per sé terapeutica. Polster, come Hillman (1984), vede la psicoterapia come un processo estetico-artistico. Il terapeuta deve usare gli stessi criteri selettivi e costruttivi che usa uno scrittore nel produrre una storia, allo scopo di aiutare il cliente a “ri-scrivere” la sua biografia. È in questo modo che all’interno del setting si produce una storia di cui terapeuta e cliente costituiscono i co-narratori. Tale prassi d’intervento è sostenuta dalla “scoperta” teorica di u modo specifico di funzionare della mente: il pensiero narrativo. Il pensiero narrativo sarebbe alla base di un modo di rappresentare e conoscere il mondo guidato da regole portatrici di senso, prescrittive, tematiche; una modalità peculiare con la quale l’uomo organizza, elabora e narra la realtà e l'esperienza di sé.
Una volta assunto che la narrazione può costituire un veicolo di cambiamento, è lecito notare come ci siano narrazioni (modi di rappresentarsi) più efficaci di altre; spesso non è sufficiente un semplice narrarsi per promuovere un cambiamento. Attualmente l’attenzione dei ricercatori e dei clinici è tesa a comprendere in quale modo la narrazione produce dei cambiamenti, “come” le storie curano e in quali circostanze un tipo di narrazione può essere efficace.

1.      Scrittura-terapia Partendo dagli studi sulla narrazione, quale strumento in grado di produrre cambiamenti attraverso una ristrutturazione dell'esperienza, la scrittura inizia a trovare un suo statuto specifico nell'ambito delle Arti Terapie. La pratica della scrittura (e della lettura) si pone come momento privilegiato di trasformazione della persona nelle sue relazioni con se stesso e con gli altri. La scrittura può produrre cambiamento in termini clinici, riabilitativi, terapeutici, di potenziamento delle risorse individuali. Riguardo ai diversi generi utilizzabili come metodologie della scrittura-terapia in senso lato, abbiamo: poesia, autobiografia e confessioni, racconto, lettere e diari, romanzo di formazione.

2.       Scrittura creativa. L’espressione “scrittura creativa” (creative writing), da alcuni anni si è diffusa in Italia nel campo degli studi e delle pratiche letterarie e della comunicazione (De Mauro et al., 1996), e solo da poco tempo nel campo delle arti terapie grazie ai recenti avanzamenti della psicologia narrativa, della biblio-terapia e delle ricerche applicative di psicosemiotica.Il laboratorio di scrittura in quanto setting specifico di lavoro pratico e teorico, è l’elemento che prima di tutto caratterizza le applicazioni della scrittura creativa. La pratica della scrittura creativa si pone come momento privilegiato di apprendimento e conoscenza del sapere letterario e del proprio mondo esperienziale. Nel laboratorio la procedura trova una sua immediata applicazione attraverso esercitazioni guidate di scrittura, lettura e ri-scrittura di testi: le tecniche creative, il confronto, la ricerca dello stile, i diversi generi, predispongono un percorso formativo specifico (Gaudiano, 1994; Carver, 1997). Nel laboratorio di scrittura creativa l’attenzione dell’operatore è paradossalmente concentrata sugli aspetti qualitativi della scrittura come testo letterario, anche se il fine può essere terapeutico. Per questo è importante che in sede clinica, l’operatore o il terapeuta abbia una specifica competenza letteraria, conosca e pratichi abitualmente la testualità e la scrittura e che sia in grado di valutare i contenuti e i processi che si affacciano nel testo (Cavarero, 1997). Il contenuto psicologico, la forma testuale, lo stile, non sono indipendenti. 
             

STRUTTURA DEL CORSO
Il programma di counselling a mediazione artistica si fonda sul corso triennale di counselling gestaltico seguendone la struttura (vedi programma di base comune, ulteriori 234 h nel biennio più 3° anno).
Nei primi due anni, il programma specifico relativo alla mediazione artistica prevede, oltre alla formazione di base, 72 h distribuite in 18 sabati mattina di 4 h ciascuno. Le 80 h di seminari intensivi di approfondimento e le 64 h di tirocinio e/o laboratorio tra pari verteranno su temi relativi alle arti terapie. Le attività del 3° anno verteranno tutte sul counselling a mediazione artistica.
In questo modo si offre la possibilità di sviluppare competenze nella relazione d’aiuto a mediazione arte terapeutica inserite nel contesto teorico-esperienziale della Gestalt.
Il corso specifico in arti terapie può essere frequentato anche come perfezionamento di una precedente formazione al counselling o da persone  professionalmente ad esso interessate.

PROGRAMMA DELLE 152 h  DI INDIRIZZO

Primo anno (36 h)

Secondo anno (36 h)

1)  Fondamenti nella relazione d’aiuto a mediazione artistica

-      Processi specifici (fare, trasformare, comunicare)

-      Introduzione alla teoria generale delle artiterapie

2)  Azione teatrale e intervento psico/pedagogico.

-      Teorie del gioco e della creatività  

-      Il gioco, la relazione, la costruzione

-      Esperienza-performance

-      L'azione, la voce, il ritmo

3)  Definizione e modelli di dramma/teatroterapia

-      La situazione internazionale e italiana

-      Modelli e metodologie elettive

-      Impianti di osservazione e valutazione

4)  Distanza estetica e catarsi

-      Emozioni, catarsi, trasformazioni

-      Ascolto attivo, empatia, distanza estetica

5)  Imagery e creatività

-      Teorie del gioco e della creatività

-      Drammatizzazione

-      La mente multimediale: pensare per immagini

-      La psicoterapia Gestalt e il lavoro con la creatività

6)  Videoterapia e narrazione I

-      Fondamenti di psicologia narrativa

-      Il linguaggio video: la ripresa

-      Il racconto di sé: narrare, scrivere, filmare

7)  Scrittura e narrazione

-      Fondamenti di psicologia narrativa

-      Tecniche narrative

-      Autobiografia: scrittura e videonarrazione

8)   Aree elettive di intervento arteterapeutico I                                                                   

-       Educazione in età evolutiva e in età adulta

-       Il gioco, la relazione, lo spazio potenziale

-       Educazione e intervento scolastico

9)   L’individuo e il gruppo

-       Teorie e modelli dei gruppi

-       L'improvvisazione, la costruzione, la ripetizione, lo  spettacolo, la condivisione

-       Comunicazione verbale e non verbale nel   gruppo

-       Prevenzione sociale: il gruppo come cultura

-       Educazione e intervento scolastico: il gruppo-classe

1)   La relazione d’aiuto a mediazione artistica

-      Analisi della domanda istituzionale

-       Impianti di osservazione e valutazione in DrammaT

-       Progettazione, organizzazione, verifica

2)  Educazione in età evolutiva e in età adulta

-      Psicopedagogia dell’età evolutiva

-      Il gioco, la relazione, lo spazio potenziale

-      Il teatro autobiografico

-      Autobiografia e cicli di vita

3)   Processi e linguaggi

-      Drammatizzazione, improvvisazione, azione teatrale

-      Video, scrittura e narrazione

4)   Metodologie gestaltiche per le artiterapie

-      Immaginazione attiva, fantasie guidate

5)   Videoterapia e narrazione  II

-     Il racconto di sé: narrare, scrivere, filmare

-     Tecniche narrative

  -     Il linguaggio video: il montaggio

6)   Aree elettive di intervento arteterapeutico  II

-      Prevenzione sociale

-      Riabilitazione psichiatrica

7)   Dinamiche del gruppo arteterapeutico e problemi della      conduzione

 -     Stili di conduzione

8)   Tecniche di rappresentazione

 -     Il lavoro dell'attore su se stesso

 -     La drammaturgia del sé

 -     L'azione, la voce, il ritmo

 -     Il personaggio, il ruolo, la rappresentazione

9)   Etica e deontologia professionale

-      Regole, principi e significati della relazione

-      Cultura e ambito dell'intervento arteterapeutico

-      ntegrazione in rete con i servizi del territorio.

Seminari Intensivi (40 h)

1)   Tecniche di rappresentazione: teatro e videonarrazione

-    La drammaturgia del sé

-        L'azione, la voce, il ritmo

-        Il personaggio, il ruolo, la rappresentazione

2)    Tecniche di rappresentazione: teatro, scrittura e videonarrazione

-        L'improvvisazione

-        Il video autobiografico

-        Il teatro autobiografico

 Seminari Intensivi (40 h)

1)   Il corpo in azione: scrittura e videonarrazione

-              Le memorie del corpo: Psicofisiologia delle emozioni e    consapevolezza psicocorporea

-              Rappresentazioni e vissuti del corpo

-              Esempi di antropologia del teatro

2)   Il corpo in azione: performance e post-produzione video

-              L'improvvisazione

-              Rappresentazioni e vissuti del corpo in un'ottica transculturale

-             Dal rito al teatro

Terzo anno

q       120 h di approfondimento  tematico articolate in laboratori esperienziali, seminari teorici e tecnici, osservazioni con lo specchio unidirezionale di incontri di counselling a mediazione artistica  o conduzione di casi in simulata. Verrà dato spazio allo studio delle possibilità di proiezione delle proprie risorse verso un progetto collocabile nel territorio su una delle aree di intervento prescelta.

q       50 h di supervisione in gruppo relative alla pratica di lavoro/tirocinio (280 h).

Nuova Associazione Europea per le Arti Terapie

nuoveartiterapie@gmail.com

tel 063725626